La Destra Po, la ciclopista più lunga d’Italia, parte di EuroVelo 8, è costituita da 125 km che uniscono (in provincia di Ferrara) Stellata di Bondeno a Gorino Ferrarese, alla foce del grande fiume. Lungo la Destra Po, lo scorrere dell’acqua ci accompagnerà attraverso una pianura ricca di colori e profumi, per giungere fino al Mulino sul Po a Ro.
 

Durata: mezza giornata comprese le soste
Lunghezza: 46 km
Fondo stradale: asfalto
Numero soste: 4
Punto di partenza/arrivo: Piazza Trento Trieste
 
  1. PALAZZO SAN CRISPINO - Piazza Trento Trieste
Il palazzo, di origine medievale, è detto anche Oratorio dei calzolai. Solo gli occhi più attenti possono aver notato che l’edificio presenta sul lato di Via Mazzini la sagoma di una suola. Accanto al primo capitello, infatti, è incisa nel marmo l’impronta di una scarpa, in ricordo della destinazione originaria dell’edificio. La leggenda narra che nell’808 Carlo Magno, passando per Ferrara, ricevette un paio di calzari così confortevoli che decise di attribuire questa sede all’Arte dei Calzolai. La facciata porticata è stata realizzata nel 1841 ed è decorata da medaglioni di stile neoclassico, con i ritratti di illustri ferraresi. Dirigiamoci verso una via periferica della città, intitolata proprio agli artigiani della scarpa: Via Calzolai.
 
  • Lasciamoci il palazzo alle spalle, attraversiamo Piazza Trento Trieste e giriamo in Corso Martiri della Libertà. All’incrocio con Corso della Giovecca giriamo sinistra e subito a destra, in Ercole I d’Este, percorrendola fino in fondo. Alla Porta degli Angeli giriamo a sinistra e passiamo sotto il ponte per entrare nel Parco Urbano. Costeggiamo la siepe e al termine del sentiero giriamo a sinistra in Via Gramicia. Dopo pochi metri si presenta sulla destra un percorso ciclabile (FE 203). Percorriamolo e al termine seguiamo le indicazioni Destra Po. Arrivati a Francolino, prendiamo fiato in Piazza Fetonte prima di salire sull’argine, distante poche decine di metri.
 
  1. FRANCOLINO
Paese antico che sorgeva su una vasta palude ebbe in passato una grande importanza per la sua strategica posizione a ridosso del Po: era considerato il porto di Ferrara e metteva in comunicazione la città con il resto del territorio al di là del fiume. A Francolino gli Estensi accoglievano i personaggi illustri in visita alla loro corte. Subì le inondazioni del Po e le devastazioni causate dalle guerre con Venezia a cavallo tra il XV e il XVI secolo. Dubbia è l’etimologia del nome Francolino che parrebbe derivare dall’uccello simile a un fagiano o da luogo franco, ossia un luogo che nel periodo medievale godeva di privilegi fiscali e di franchigie.

PIAZZA FETONTE
Al termine di Via Calzolai, poco prima dell’argine, si trova una piazza che negli anni ’30 del ‘900 fu dedicata a Fetonte, personaggio mitologico figlio del dio Apollo. Secondo la leggenda, Fetonte guidando il carro del Sole, si avvicinò troppo alla Terra, provocando incendi e catastrofi. Giove lo colpì con un fulmine, facendolo cadere nell’Eridano (antico nome del Po) proprio vicino a Francolino. Le sorelle di Fetonte, disperate per la morte del fratello, furono trasformate da Giove in pioppi, alberi caratteristici della nostra pianura. La storia ispirò il pittore Achille Funi che tra il 1934 e il 1938 affrescò il mito di Fetonte nella Sala dell’Arengo in Palazzo Municipale.

 
  • Proseguiamo e saliamo sull’argine del Po.

IL FIUME PO
Po, due sole lettere che evocano storie, ricordi, emozioni e immagini di un territorio da sempre legato allo scorrere di queste acque che vanno lente verso il mare. Nel corso della storia ha rappresentato sia un’importante risorsa commerciale, sia un elemento di separazione e scenario dei conflitti con la vicina Venezia. Ferrara è stata profondamente condizionata dalle numerose rotte del Po, come quella di Ficarolo del 1152, che deviò il corso principale dal sud della città all’attuale posizione.
Solenne e suggestivo, il fiume è una tappa fondamentale per chi visita la provincia di Ferrara, al pari di un vero e proprio monumento. Nel ’99, l’Unesco ha esteso il riconoscimento che interessava il centro storico della città al territorio del Delta del Po e delle Delizie, considerandolo paesaggio culturale perfettamente conservato. Nel 2015 è entrato a pieno titolo nell’élite dei parchi protetti delle Riserve della Biosfera (progetto MaB – Unesco).
Il silenzio avvolge ogni cosa, interrotto nei periodi più caldi dal canto delle cicale e dalla brezza che dolcemente scompone i lunghi filari di pioppi.
Ci fanno compagnia, senza mai disturbarci, aironi cinerini, rondini, piccoli falchi. Lentamente si susseguono i profili di alti campanili, punti di riferimento per i ciclisti che pedalano sull’argine e simbolo dei piccoli paesi circondati da fertili campagne e da boschi di olmi, frassini, aceri. Sul calare del sole, nei mesi estivi, può capitare di notare sulla strada ramarri di un verde brillante, fermi a godersi gli ultimi raggi della giornata.

 
  • Facciamo una piccola deviazione per ammirare – purtroppo solo esternamente – la residenza estense di Fossadalbero. Scendiamo dall’argine e seguiamo le indicazioni turistiche per la Delizia.
 
  1. DELIZIA DI FOSSADALBERO
Struttura privata visibile dall’esterno
È il luogo che vide nascere l’amore sfortunato tra Ugo e Parisina, rispettivamente figlio e moglie del marchese Nicolò III d’Este. La storia narra che nel 1424, scoppiata la peste a Ferrara, Nicolò ordinò al figlio Ugo di accompagnare Parisina lontano dalla città presso la villa di Fossadalbero. Tra i due scoppiò un amore segreto, ben presto scoperto e punito dapprima con la prigionia nel Castello Estense, e poi con la loro decapitazione: lei appena ventenne, lui diciannovenne.
Residenza di caccia, la Delizia fu fatta costruire da Nicolò III e ampliata da Borso d’Este poco prima della morte (1471). Ha l’aspetto di un castello merlato alla maniera guelfa con una massiccia torre munita di protiro a protezione dell’ingresso. Il palazzo (che nel 1817 ospitò George Byron) passò di famiglia in famiglia fino a divenire attualmente sede del Country Club, prestigioso circolo ferrarese.
La prima apparizione di un campo da tennis in provincia avvenne proprio qui, nel 1900, quando fu fatto costruire dal marchese Tancredi Trotti Mosti, patriota e comandante dei Bersaglieri del Po. La storia racconta che il campo si trovi proprio dove l’infedele Parisina fu sorpresa in dolce colloquio col figliastro Ugo.

 
  • Torniamo sull’argine e riprendiamo il percorso cicloturistico Destra Po – FE20. Avanziamo fino all’area golenale di Ro per una sosta rilassante. Per il rientro in città ripercorriamo il medesimo percorso e seguiamo le indicazioni per Ferrara FE20.
 
  1. RO
Ancora una volta due lettere che evocano una plurisecolare convivenza dell’uomo con le acque fluviali e una storia contrassegnata dalle cicliche alluvioni che inondavano il territorio. Quella ferrarese, infatti, è terra di bonifica, dove l’agricoltura ha da sempre rivestito un ruolo economico importante. Lungo il nostro percorso sull’argine non ci hanno mai abbandonato campi coltivati a cereali e frutteti. Ro, in particolare, eccelle nelle colture di frumento, mais e pera.
La campagna roese è nota per il romanzo Il mulino del Po di Riccardo Bacchelli, in cui è descritta la storia di una famiglia di mugnai del Po, gli Scacerni. Per le caratteristiche tipiche dell’ambiente fluviale ed agricolo e per la rilevanza letteraria del racconto, nel 1999 un decreto legislativo ha vincolato l’intera area a tutela dei luoghi descritti nel romanzo, connotandola come Parco Letterario dedicato a Bacchelli.

OASI “MULINO SAN MICHELE”  - Il mulino sul Po
Il nome dell’oasi deriva dal mulino San Michele descritto nel racconto bacchelliano. Sulle rive del fiume si trova una fedele riproduzione rievocata dei mulini, ben 173, presenti oltre cent’anni fa nella provincia ferrarese. Lo sviluppo industriale e le disposizioni statali per tutelare gli argini ne determinarono negli anni ’20 la lenta scomparsa. La ricostruzione storica è suggestiva e nostalgica: su prenotazione è possibile visitare internamente il mulino per vederne il meccanismo di funzionamento. Una ruota a pale di legno è azionata dalla corrente del fiume alla quale si collega una sola macina di granito, perfettamente funzionante. Questa macina il grano coltivato nel territorio; la farina ottenuta, che contiene anche la crusca, è certificata col marchio “Qc” (Qualità controllata dalla Regione Emilia Romagna).
Il mulino sul Po è un piccolo museo galleggiante che testimonia e diffonde la cultura di uno dei prodotti IGP di Ferrara: il pane.


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