Ferrara costituisce un rarissimo esempio di città il cui centro storico è rimasto nei secoli circondato dalle mura. Per 9km, quasi ininterrotti, il territorio cittadino presenta uno dei sistemi difensivi più impotenti del Medioevo e del Rinascimento. Persino Michelangelo Buonarroti fu inviato dalla Repubblica Fiorentina nel ducato estense per studiarne le strategie militari.
Mentre in tempo di guerra la cinta muraria poteva essere uno strumento difensivo pressoché inespugnabile, in tempo di pace diventava uno straordinario giardino che ospitava l’ozio e il divertimento dei nobili di corte. Nelle mura di Ferrara è racchiusa l’intera storia della città; oggi sono un vero e proprio parco monumentale, un patrimonio storico-artistico unico a disposizione di cittadini e visitatori.

 

Durata: 2 ore
Lunghezza: 10,5 km
Fondo stradale: Misto asfalto/sterrato
Numero soste: 13
Punto di partenza/arrivo: Castello Estense, Piazza Savonarola
 
  1. CASTELLO ESTENSE - Da fortezza a residenza nobiliare
Partiamo dal Castello (lato Piazza Savonarola), uno dei rari esempi architettonici di dimora circondata da un fossato e vero simbolo della città. Voluto dal marchese Nicolò II d’Este, su progetto dell’architetto di corte Bartolino da Novara, il Castello di S. Michele deve la sua origine ad una feroce rivolta popolare scoppiata nel maggio del 1385 per l’onerosa pressione fiscale. La fortezza fu costruita attorno alla Torre dei Leoni, all’epoca già esistente e collegata alle antiche mura poi abbattute. Dichiarato simbolo di forza e potere, diventò residenza nobiliare sul finire del ‘400, quando parte dalla corte estense vi si trasferì dal limitrofo Palazzo Ducale. Ancora oggi i due edifici sono uniti dalla Via Coperta che sovrasta le arcate che chiudono Piazza Savonarola.
Il Castello custodisce all’interno una delle più affascinanti e misteriose prigioni d’Italia, dove venivano rinchiusi non detenuti comuni, ma personaggi d’alto rango, come Ugo e Parisina, rispettivamente figliastro e seconda moglie di Nicolò III d’Este, coinvolti in una relazione incestuosa. Al piano nobile si possono apprezzare stanze e saloni di straordinaria bellezza artistica con affreschi tardo cinquecenteschi, mentre dalla Torre dei Leoni si può godere del panorama della città.
Per info e visite: IAT, Cortile del Castello Estense

 
  • Lasciamoci ora alle spalle il Castello e percorriamo Corso Martiri della Libertà fino al Volto del Cavallo in Piazza Cattedrale, giriamo a destra ed entriamo in Piazzetta Municipale.
 
  1. PIAZZETTA MUNICIPALE
Un tempo era il cortile del Palazzo Ducale, entrambi rimaneggiati nella seconda metà del ‘400. La piazza è dominata dal bellissimo Scalone d’Onere. Il lato del fronte settentrionale presenta ancora le finestre marmoree dell’appartamento estese e sempre sul medesimo lato si può notare l’ex cappella di corte, ora adibita a sala teatrale. Sul lato sud della piazza spicca lo stretto Volto del Cavalletto, mentre il prospetto all’imbocco di Via Garibaldi è caratterizzato dal Volto della Colombia e da un loggiato rinascimentale. Fino al 1598, quando Ferrara passò sotto il governo della Chiesa, il Palazzo Ducale ha accolto per oltre tre secoli non solo gli appartamenti di principi e principesse di Casa d’Este, ma anche molti uffici amministrativi dello Stato estense. La piazzetta ospita oggi numerosi eventi culturali cittadini.
 
  • Proseguiamo in Via Garibaldi, tra le vie più antiche di Ferrara, dal 1860 intitolata al generale Giuseppe Garibaldi. Fermiamoci al civico n. 90.  
 
  1. PALAZZO BENTIVOGLIO
Immaginiamo questa facciata strepitosa ancora più ricca di stemmi e trofei, decorata e dorata, secondo le usanze dell’epoca. L’edificio, di origine quattrocentesche, fu realizzato per volere di Borso d’Este e dato in dono dal suo consigliere Pellegrino Pasini nel 1449. Il prospetto attuale risente dei rifacimenti commissionati dal nobile Cornelio Bentivoglio nei primi anni ottanta del ‘500: secondo la storiografia, ai lavori parteciparono l’antiquariato napoletano Pirro Ligorio e l’architetto ferrarese Giovan Battista Aleotti. Dopo la Seconda guerra mondiale il palazzo divenne sede del Tribunale di Ferrara e oggi, in seguito ad un’accurata ristrutturazione, è sede di uffici ed abitazioni private.
 
  • Avanziamo lungo Via Garibaldi fino alla ciclabile di Via Arturo Cassoli. Raggiungiamo Viale lV Novembre e giriamo a destra. Iniziano a presentarsi timidamente le mura della città. Attraversiamo Viale Cavour. Alla fine di Via delle Barriere, dopo un altro passaggio pedonale, iniziamo a percorrere le mura.
 
  1. MURA DI BELVEDERE
Abbiamo appena attraversato il cosiddetto “Quartiere Giardino”: il nome sottolinea la costante volontà della città, sentita già in epoca estense, di integrare le aree urbane con oasi ricche di vegetazione.
Ci troviamo nel tratto di mura progettate in larga parte da Biagio Rossetti per volere di Ercole I d’Este sul finire del ‘400. L’architetto ferrarese, insieme ad altri intellettuali, contribuì al grandioso piano urbanistico che, per la sua originalità e razionalità, fece di Ferrara la “prima città moderna d’Europa”: l’Addizione Erculea. Prima di dedicarsi a palazzi ed edifici, decise di fortificare la zona con una cinta difensiva: le mura a nord, destinate a racchiudere una nuova porzione di città, contraddistinta da quartieri ampi e regolari, propri di una vera capitale europea.

 
  • Avanziamo fino al Ponte di Porta Catena.
 
  1. PORTA CATENA – TORRIONE DEL BARCO
Il nome deriva dalle catene che bloccavano il passaggio delle barche provenienti da nord. Questo varco era la porta fluviale di Ferrara da dove entrava in città il canale navigabile Panfilio, su cui transitavano le imbarcazioni provenienti da Pontelagoscuro. Era una porta daziaria dove si pagavano le tasse d’ingresso al centro di Ferrara. L’acqua, oltre ad arrivare fino al Castello, correva attraverso un sistema di chiuse tutto attorno alla città all’interno di un fossato. I fossati vennero prosciugati e risanati dall’acqua stagnante solo nella seconda metà dell’Ottocento, quando le mura avevano da tempo dismesso la funzione difensiva.
Procedendo per qualche decina di metri, sulla sinistra troveremo il Torrione del Barco, avanzato esempio di architettura militare. Le aperture che si scorgono sulla sinistra servivano per posizionarvi le cannoniere che proteggevano il sottomura. In tempo di pace era anche un approdo per barche, a fondo piatto, che utilizzavano il vallo esterno allagato per scambi commerciali. Il tratto che segue è contraddistinto da torrioni semicircolari e da un lungo cammino di ronda per le sentinelle.

 
  • Proseguiamo fino alla prossima struttura che chiude il famoso Corso Ercole I d’Este.
 
  1. PORTA DEGLI ANGELI
La costruzione, realizzata nell’ambito dell’Addizione Erculea, prende il nome da Via degli Angeli, nome storico di Corso Ercole I d’Este, che collega la porta al Castello Estense ed è considerata una delle vie più belle d’Europa. Era la porta nobile della città, l’unica ancora visibile al suo interno. La tradizione vuole che da qui sia uscito Cesare d’Este, l’ultimo duca di Ferrara, quando, nel 1598, la città fu devoluta allo Stato Pontificio. Nel corso del XIX secolo Porta degli Angeli è stata destinata prima a macello, poi a polveriera, ovvero deposito di munizioni da guerra, e dal 1894 al 1984 a civile abitazione. Dinnanzi troviamo le tracce murarie di un baluardo a freccia, collegato alla struttura da un perduto ponte, sostituito dall’attuale passerella metallica. Oggi è sede di esposizioni e mostre d’arte temporanee.
 
  • Avanziamo e fermiamoci quando lo sterrato costeggia una vera e propria collinetta.
 
  1. PUNTA DELLA MONTAGNOLA
Ciò che oggi ci appare “solo” un modesto cumulo di terra sul quale i podisti più energici praticano i loro allenamenti, un tempo aveva un’importante funzione difensiva, era un “cavaliere” dove venivano posizionate le armi puntate all’esterno della città. Nel ‘500 l’aspetto era davvero favoloso. Sull’angolo della cinta muraria era incastonata la “Rotonda del Duca”. Un luogo ameno, di rappresentanza, con camere finemente decorate, giardini ricchi di cedri, aranci, limoni e ulivi, dove si allestivano rappresentazioni teatrali e spettacoli sull’acqua, come quello dell’Isola Beata, fatto allestire nel 1569 dal duca Alfonso II d’Este: una sorta di torneo-naumachia, con cavalieri, ninfe, giganti e maghi che si esibivano nel fossato e in un palazzo di cartapesta, mentre i nobili applaudivano da improvvisate tribune e il popolo da gradinate sulle mura.
Con la devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio questo tratto difensivo prese l’aspetto attuale.


Proseguiamo, lentamente …

Grossi alberi, come tigli, olmi, castagni e querce, continuano a costeggiare il nostro percorso. Le mura qui separano due realtà: l’esterno della città, con la frenesia di un traffico incessante ma lontano, che non disturba, e l’interno, che al contrario sembra essere sospeso nel tempo, in un’aurea meditativa e incantata. La vegetazione è avvolta da un sereno silenzio.
“O deserta bellezza di Ferrara” scriveva d’Annunzio in Le città del silenzio.
Qui trovano luogo due tra i simboli storici della città: il cimitero ebraico e la Certosa. Quest’ultima, con il tempio di San Cristoforo, trae origine da un antico complesso monastico sorto per volere di Borso d’Este e trasformato nel XIX secolo nel più importante e monumentale cimitero della provincia, dove riposano celebrità come Michelangelo Antonioni, Giovanni Boldini e Filippo de Pisis. Confinanti con la Certosa, si trovano i prati del cimitero israelitico, risalente al XVII secolo. Questa vasta area verde ispirò Giorgio Bassani per Il giardino dei Finzi Contini, straordinario romanzo che racconta le vicende di una ricca famiglia ebraica nella Ferrara degli anni ’30. Un’opera che, anche grazie alla trasposizione cinematografica del 1970 di Vittorio De Sica, ha portato Ferrara sotto i riflettori del grande pubblico.

 
  • Proseguiamo verso la fine di questo primo tratto. Da notare la costante presenza dei torrioni circolari e del percorso di ronda.
 
  1. TORRIONE DI SAN GIOVANNI BATTISTA
Questo torrione conclude il tratto rossettiano delle mura volute dal duca Ercole I d’Este. Risultava più grande degli altri torrioni in quanto doveva proteggere uno dei principali ingressi alla città, all’inizio di Via Porta Mare. Originariamente la parte terminale era caratterizzata da una merlatura dove, tra un merlo e l’altro, venivano posizionate le artiglierie. L’attuale copertura ad ombrello venne realizzata quando furono costruite le mura del tratto successivo. Con l’evoluzione delle tecniche difensive, infatti, non era più necessario posizionare pesanti armi sulla sommità della costruzione.
Da 1999 il torrione è divenuto sede del Jazz Club, tra i migliori a livello europea: ascoltare jazz all’interno di una struttura rinascimentale perfettamente conservata è un’esperienza unica nel suo genere.

 
  • Proseguiamo, ma ora non più sul terrapieno. Attraversiamo Corso Porta Mare dal passaggio pedonale sulla nostra sinistra, oltrepassiamo il parcheggio di fronte a noi e addentriamoci nel cosiddetto “sottomura”, fino a incontrare una lunga siepe.

D’ora in avanti attraverseremo un tratto molto significativo per la storia dell’apparato difensivo della città. Nel ‘500 con l’evoluzione delle strategie militari e l’emergere di nuove necessità difensive, le mura cambiarono e divennero più imponenti. Il duca Alfonso I d’Este, soprannominato il “Duca Artigliere”, fece erigere i grandi baluardi a forma di freccia: strutture alte come le stesse mura poste a protezione dei tratti rettilinei, pericolosamente esposti.
 
  1. EX BALUARDO DI SAN ROCCO
La scenografica sede che fa da padrona in questo tratto di sottomura ricrea lo spazio occupato dal Baluardo di San Rocco, demolito nell’800 come altre fortificazioni, ritenute ormai inutili. Si può senza dubbio considerare il più grande baluardo mai realizzato a Ferrara. La distribuzione del bastione portò all’inevitabile creazione di un varco lungo la cortina muraria e questo vuoto fu colmato con gli archi che oggi completano la simulazione architettonica. Tale elemento di giuntura è identificabile anche dal differente colore dei mattoni, appartenenti a epoche ben distinte.
 
  • Avanziamo e prestiamo attenzione allo snodo che interrompe brevemente il sottomura presso Piazzale delle Medaglie d’Oro. Il passaggio pedonale lo troviamo sulla nostra sinistra. Ripreso lo sterrato, dopo un chilometro, arriviamo in una piccola piazzetta dove è presente un antico passaggio. Scendiamo dalla bicicletta e prendiamo il corridoio sulla nostra destra. 
 
  1. PALAZZINA DEI BAGNI DUCALI
È la testimonianza in città di uno di quei luoghi incantevoli che gli estensi vollero per abbellire il territorio: le Delizie. Erano piccole dimore nelle quali la corte ducale coltivava le proprie passioni e trovava momenti di svago. Centrale era l’elemento naturale che avvolgeva come in una fiaba i nobili edifici. La presenza nei documenti in una stanza da bagno all’interno della palazzina portò gli storici a chiamarla “Fabbrica del Bagno” (o Bagni Ducali). L’edificio fu realizzato nei primi anni quaranta del Cinquecento per volere di Ercole II d’Este sul progetto dell’architetto Terzo Terzi. Pittori di fama come Girolamo da Carpi, Benvenuto Tisi da Garofalo, Camillo Filippi e Battista Dossi si impegnarono nell’opera di decorazione esterna del nobile edificio, oggi purtroppo andata perduta. La palazzina è articolata attorno ad un cortile, evidente riferimento alla domus romana. Con la devoluzione allo Stato Pontificio quasi tutte le Delizie vennero distrutte, ma non questa, che si salvò divenendo acquartieramento per le truppe del papa. Con l’occupazione francese divenne caserma e stalla, poi magazzino nell’Ottocento, scuola elementare nei primi del ‘900 e rifugio per gli sfollati durante la Seconda guerra mondiale. Dal 1975 è adibita ad uso amministrativo pubblico.
 
  • Percorriamo la strada alberata alla nostra destra e ammiriamo più da vicino quello che il tempo ha conservato. Giriamo attorno alla montagna, tornando poi alla palazzina. Incontreremo sulla nostra destra un cortile interno, quello che era il Baluardo della Montagna.

La palazzina si inseriva in un contesto paesaggistico paradisiaco. Quello che oggi tutti i ferraresi chiamano “Montagnone” era un imponente cavaliere difensivo, alto più di 100 metri, dal quale sparare a lunga distanza. I pendii erano caratterizzati da ruscelli, da piante di vite e alberi da frutto. Alla base c’erano due grotte progettate dallo stesso Girolamo da Carpi e decorate da artisti fiamminghi a grottesche, con incastonati marmi preziosi e conchiglie. Ai piedi della montagna artificiale, di fronte agli scivoli, c’era una peschiera, mentre tra lo specchio d’acqua e la città si trovava un lungo pergolato, formato da colonne di marmo e archi di ferro, sormontato da viti e legni. Vi era inoltre un labirinto, esteso tra la montagna e le mura. Si allevavano pavoni bianchi, scimmie, struzzi, asinelli nani e galli d’India. Ora sulla sommità della montagna si trova quello che dal 1890 al 1932 fu l’acquedotto della città.
 
  • Ripercorriamo la strada a ritroso per ritornare sulla ciclabile e pedaliamo fino alla garitta di origine seicentesca. Attraversiamo le strisce in Viale Alfonso I d’Este e seguiamo il percorso davanti a noi. Riprendiamo sulla destra il sottomura.
 
  1. MURA MERIDIONALI
Di fronte a noi appare la quattrocentesca Porta San Giorgio, denominata dopo il 1798 Porta Romana. I tratti murari rettilinei che troviamo proseguendo risalgono alla signoria di Borso d’Este, mentre i monumenti baluardi a forma di asso di picche furono costruiti negli anni di Alfonso II, ultimo a reggere il Ducato di Ferrara sino alla morte (1597). Alfonso II decise di migliorare le fortificazioni già presenti ma inefficienti e danneggiate dal terremoto del 1570. Il Po, che scorreva a sud della città, poco distante dalle fortificazioni, era sempre più interrato a causa di rotte che nei secoli avevano cambiato l’aspetto di Ferrara. Il fiume non poteva più costituire una barriera naturale e risultava impellente la necessità di un nuovo sistema difensivo che, da qui in avanti, si caratterizza per la robusta cortina muraria e per i sempre più imponenti baluardi.
 
  1. PORTA DI SAN PIETRO

Di recente ristrutturazione, ci ricorda la presenza di una porta quattrocentesca voluta da Borso d’Este. Il dominio papale, nel 1630, portò all’abbattimento della porta e alla chiusura del varco, riaperto solo nel 2002.
 

  • Arrivati al termine di questo tratto ci apparirà in tutto il suo splendore Porta Paula.
 
  1. PORTA PAULA
La Porta fu progettata nel 1612 dall’architetto Giovan Battista Aleotti detto l’Argenta e fu dedicata a papa Paolo V. È un autentico monumento dai caratteri manieristici e barocchi che fino alla fine dell’800 era collegato al circuito murario e protetto ai lati da due bastioni (gli attuali baluardi di San Lorenzo e San Paolo). Costituiva il principale accesso alla parte meridionale della città. La recente passerella di ferro, legno e vetro ricorda il ponte che univa la porta al rivellino, ulteriore elemento di fortificazione. Alla fine del ‘700 con l’occupazione francese la Porta cambiò il nome in Porta Reno e il busto del papa che la sormontava venne demolito. Continuò ad assolvere funzioni militari e poi daziarie.
 
  • Lasciamoci la Porta alle spalle e imbocchiamo Corso Porta Reno per recarci nuovamente nei pressi del Castello.


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