A Ferrara, in epoca estense, era diffusa e dominante la cultura del giardino. Ogni ambiente signorile aveva un carattere paradisiaco e teatrale: aiuole profumate, ruscelli e cascate, boschi, labirinti di siepi scenografiche, grotte e montagne artificiali rappresentavano il potere e la gloria della corte. Per due secoli gli Este si impegnarono a progettare palazzi e spazi urbani in perfetta armonia con la natura. Il percorso si snoda tra cortili e parchi, attraversando l’Addizione Erculea. La città, pensata da Ercole d’Este e concepita e realizzata da Pellegrino Prisciani e Biagio Rossetti, rappresenta un unicum nella storia di fine ‘400: l’estensione di Ferrara raddoppiò, aggiungendo al preesistente nucleo medievale una zona ben ordinata, percorsa da strade lunghe e ampie, dove i protagonisti erano i sontuosi palazzi con i loro raffinati giardini. Grazie a questo ampliamento urbanistico, Ferrara è considerata fin dai tempi del grande storico della cultura Jacob Burckhardt (1860) la “prima città moderna d’Europa”.

 

Durata: 1 ore più eventuali soste picnic
Lunghezza: 11 km circa (comprese eventuali escursioni nel Parco Urbano e Parco Massari)
Fondo stradale: Misto asfalto/sterrato
Numero soste: 7
Punto di partenza/arrivo: Castello Estense, Piazza Savonarola
 
  1. GIARDINO DEGLI ARANCI - CASTELLO ESTENSE
Guardando il Castello, la nostra attenzione si rivolge verso il Giardino degli Aranci, “zardin sopra la cusina”, un giardino pensile e abbellito da piante di agrumi, ubicato accanto alla Torre dei Leoni e ancora oggi recintato da un particolare muretto merlato, un tempo dipinto. I lavori per la realizzazione di questo spazio verde iniziarono nel primo Cinquecento. All’epoca di Alfonso ll d’Este (duca dal 1559 al 1597) vi si trovavano veri e propri sentieri in cui venivano coltivate moltissime varietà di piante ornamentali e officinali. Lungo il nostre percorso scopriremo che Ferrara è riuscita a conservare molti di questi giardini “segreti”: potremo notare come la maggior parte dei palazzi riveli propri angoli verdi che spesso suscitano la curiosità dei passanti, diventando anche meta di particolari e suggestive iniziative cittadine.
 
  • Raggiamo l’incrocio con Corso della Giovecca. Attraversiamo e giriamo a sinistra, per immetterci subito sulla nostra destra in Corso Ercole d’Este. Fermiamoci al Palazzo dei Diamanti.
 
  1. QUADRIVIO E PALAZZO DEI DIAMANTI
A metà di Corso Ercole d’Este si trova un incrocio imponente, dove tutto è stato progettato per stupire: è il cosiddetto “Quadrivio degli Angeli”, considerato il cuore dell’Addizione Erculea, sintesi perfetta di esigenze pratiche e valori estetici. Le due strade che si intersecano sono concepite come una grandiosa scenografia sviluppata intorno al visitatore con spettacolari scorci prospettici. Si affacciano qui tre edifici che conferiscono monumentalità all’intero incrocio: il celebre Palazzo dei Diamanti, il Palazzo Turchi di Bagno e il Palazzo Prosperi Sacrati, questi ultimi entrambi in mattoni con spigoli marmorei imponenti. Il Palazzo dei Diamanti emerge su tutti col suo affascinante balcone, concepito per esser visto di scorcio. La residenza, la costruzione risale al 1493 su commissione di Sigismondo d’Este, è caratterizzata da più di 8000 bugne marmoree scolpite a punta di diamante, impresa araldica del duca Ercola, fratello di Sigismondo. Attualmente il Palazzo ospita la Pinacoteca Nazionale ed è sede di mostre d’arte temporanee di valenza internazionale.

Il giardino o cortili d’onore del Palazzo dei Diamanti
In origine il cortile era ornato da rose, erbe medicinali, alberi da frutto e da una “pergola in legno”, sopra la quale si intrecciavano piante rampicanti. Ancora agli inizi dell’Ottocento, lo sfondo del giardino presentava un’alta muraglia con pilastri e archi. L’attuale portale prospettico seicentesco sul lato orientale del cortile, qui trasportato nel 1931, in origine nobilitava un antico edificio di Viale Cavour.

 
  • Abbandoniamo l’incrocio e giriamo a destra; alle prime strisce pedonali attraversiamo Corso Porta Mare ed entriamo nel parco.
 
  1. PARCO MASSARI
Ѐ il parco più grande all’interno delle mura, progettato nel 1780 dall’architetto ferrarese Luigi Bertelli per il marchese Camillo Bevilacqua. Documenti d’archivio ci riportano l’aspetto del parco, ricco di sculture, piante ornamentali e agrumi. All’ingresso si apriva un solenne viale, affiancato da colonne che sorreggevano statue di eroi e divinità; si ergevano poi una fontana più grande dell’attuale, arcate marmoree e un teatro decorato da siepi. La devastazione di questo luogo paradisiaco avvenne durante l’occupazione delle truppe francesi qui accampate.
Verso la metà del XlX secolo i conti Massari acquisirono il palazzo ripristinando l’area verde e modificando tutto il complesso come un parco all’inglese, piantando alberi ancora viventi, come i due cedri del Libano all’entrata.
Dal 1936 è parco pubblico. L’ingresso che dà su Corso Ercole I d’Este è stato pensato come l’accesso del giardino, tutto di fantasia, dei Finzi Contini nell’omonimo film diretto da Vittorio De Sica nel 1970, tratto dal romanzo di Giorgio Bassani e vincitore del premio Oscar come miglior film straniero.

 
  • Torniamo all’ingresso del parco, attraversiamo Corso Porta Mare e giriamo a sinistra. Dopo pochi metri possiamo ammirare una delle piazze simbolo del rinascimento italiano. Scendiamo al suo interno.
 
  1. PIAZZA ARIOSTEA
Situata lungo il decumano dell’Addizione Erculea (l’antica Via dei Prioni, oggi Corso Porta Mare), la Piazza Nova fu concepita come uno spazio dalle dimensioni sorprendenti per l’epoca. Come attestano i lavori del 1494 a cura di Biagio Rossetti, l’area avrebbe dovuto essere circoscritta interamente da porticati, intesi come cornice scenica del colossale monumento equestre di Ercole l d’Este al centro della stessa. La scultura raffigurante il duca a cavallo doveva essere issata da due colonne, una delle quali si ruppe. La colonna superstite fu eretta al centro della piazza solo nel 1675 per sorreggere, prima, la statua in bronzo di papa Alessandro Vll, poi la statua della Libertà nel 1796, quella di Napoleone nel 1810 e, infine, dal 1833 ad oggi la statua di Ludovico Ariosto, simbolo della cultura estense, da cui la piazza prende il nome attuale. Negli anni ’30 fu scavata per ospitare le corse del celebre Palio di Ferrara.
 
  • Saliamo dalla rampa di fronte a Via Folegno e attraversiamo Corso Porta Mare. Percorriamo Via Folegno e curviamo in Via delle Erbe per immaginarci nella “campagna cittadina”.
 
  1. LA CAMPAGNA DENTRO LA CITTÀ
Via delle Vigne, Via delle Erbe…I nomi delle strade ci portano in ambienti via via più rurali. Ferrara è l’unica città che racchiude nel suo centro storico un terreno agricolo di ben cinque ettari, dove si pratica agricoltura biologica e biodinamica. Dall’alto della cinta muraria è ben visibile questo territorio verdeggiante, un tempo zona dei duchi.
 
  • Seguiamo lo sterrato e raggiungiamo il terrapieno tenendo la sinistra. Arrivati alla Porta degli Angeli scendiamo e usciamo dalle mura. Passiamo sotto il varco, teniamo la ciclabile e attraversiamo al semaforo Via Bacchelli.
 
  1. PARCO URBANO “GIORGIO BASSANI”
È uno dei principali parchi urbani della città, sede di diverse strutture sportive e di numerosi eventi. In epoca estense era un vasto territorio adibito alla caccia che si estendeva tra le mura a nord della città e il Po, a pochi chilometri da qui. La riserva era suddivisa dalle mura settentrionali in due zone: una esterna che continuò a chiamarsi Barco (l’attuale Parco Urbano) e una interna che venne nominata Barchetto, dove venivano allevati anche animali rari ed esotici.
Tra gli svaghi e i divertimenti della corte, l’arte venatoria aveva un’importante valenza simbolica: la perizia del cavalcare e le strategie adottate nell’uccidere le prede costituivano un’ideale simulazione di battaglia contro il nemico. Gli Estensi organizzavano corse di cavalli, partite di caccia al cervo e al cinghiale. Lo scenario del Barco era molto suggestivo, costituito da un labirinto a forma di chiocciola e popolato da conigli, lepri, struzzi, pavoni e leopardi. Di grande valore erano anche le bufale di Eleonora d’Aragona, moglie napoletana di Ercole, che nel Barco le faceva allevare perché golosissima delle amate mozzarelle!
Rispetto alla caccia tradizionale, affascinava quella con il ghepardo o con il falcone, di cui abbiamo un esempio negli affreschi di Palazzo Schifanoia (ultima tappa di questo percorso), laddove il duca Borso è rappresentato intento a partire per una battuta di caccia tra cavalli scalpitanti, cani e falconi.

 
  • Terminato il giro del parco costeggiamo la siepe che delimita l’area verde, oltrepassiamo i campi da golf e alla fine del vialetto troveremo su Via Riccardo Bacchelli un attraversamento pedonale che ci conduce nella ciclabile ai piedi delle mura. Avanziamo per un chilometro, lasciamoci il torrione alle spalle e attraversiamo Piazzale San Giovanni per proseguire ancora nel sottomura. Arrivati allo snodo successivo saliamo la rampa e giriamo a destra in Piazzale delle Medaglie d’Oro. Passiamo sotto l’arcata e superiamo la piazza ai piedi della gradinata. Dirigiamoci quindi verso Viale Alfonso I d’Este. Seguiamo le indicazioni per Palazzo Schifanoia.
 
  1. PALAZZO SCHIFANOIA
Giunti al termine del nostro percorso fermiamoci ad ammirare la facciata di Palazzo Schifanoia. È una delle delizie estensi e secondo la tradizione il nome significa “schifar”, ovvero “schivar la noia”, cioè allontanar il tedio alla ricerca del piacere. Qui la corte si riuniva in un’atmosfera più intima e libera dalle incombenze quotidiane della pratica del buon governo.
Il primo nucleo fu costituito tra il 1385 e il 1391 per volere di Alberto d’Este. Borso d’Este lo ampliò sopraelevandolo di un piano e dotandolo del grande salone decorato con il ciclo dei Mesi e Biagio Rossetti, tra i vari interventi, sostituì la merlatura con l’attuale cornicione in cotto. Di grande interesse è il portone marmoreo che occupa l’intera facciata. Solenne appare lo scudo marmoreo con lo stemma di Casa d’Este, originariamente dipinto e ancora sovrastato dalla divisa araldica dell’Unicorno, simbolo legato alle bonifiche estensi nel territorio ferrarese.
Sul giardino si aprivano ampi loggiati ed era presente una scala monumentale per accedere direttamente al salone. Il cortile, che oggi ospita un punto ristoro, era pensato per essere l’ingresso principale del palazzo.

Il Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia
All’interno di Palazzo Schifanoia si trova il Salone dei Mesi, ambiente che conserva uno dei più importanti cicli di arte parietale del Rinascimento, eseguito nel 1469-1470 da artisti appartenenti alla cosiddetta Officina Ferrarese, quali Francesco del Cossa, Ercole de’Roberti e Cosmè Tura. A ideare la complessa iconografia fu Pellegrino Prisciani, astrologo e bibliotecario di corte. L’affresco rappresenta i dodici mesi dell’anno, di cui restano visibili solo quelli da marzo a settembre. Ciascun mese è diviso in tre fasce: la superiore con i trionfi dei grandi dei dell’Olimpo greco, la centrale con i segni zodiacali e i decani (misteriose figure astrologiche collegate alle costellazioni), mentre in basso si trovano scene di vita quotidiana di cui è protagonista Borso d’Este, committente del ciclo di affreschi. L’arte è usata da lui come mezzo di propaganda, mostrando quanto la città sia ben governata sotto il suo potere.
La lettura verticale degli affreschi mette in relazione il mondo cortese, quello fisico e reale delle azioni umane, col mondo simbolico degli dei che sembrano determinare, con la loro influenza, il corso del mese. La lettura orizzontale degli scomparti, invece, individua le attività svolte per ogni periodo dell’anno: il duca in partenza per la caccia, scene agresti con contadini intenti alla potatura, scene diplomatiche della corte, il tutto nell’ambiente raffinato della Ferrara degli Estensi.
Nel gennaio 2018 è sopraggiunta la chiusura al pubblico del museo per i lavori di messa a norma antisismica del palazzo, fondamentali dati l’immensa importanza di questi affreschi.

 
  • Torniamo verso il Castello Estense proseguendo dritti e percorrendo Via Borgo di Sotto, Via Saraceno, Via Mazzini, e Piazza Trento Trieste. 


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